Sociologia da aereo
Sulla mia poltroncina mi sento come in una citta´stato: ho l’accesso al corridoio, come fosse il mare; ho vicini invadenti che premono ai confini, alzando e abbassando i loro schienali; mi diletto in piccole schermaglie, quando gomito a gomito si combatte per la supremazia del bracciolo; aderisco a trattati internazionali, quando mi alzo per far passare uno che deve andare in bagno…
Un viaggio aereo assomiglia molto alla parabola della nostra vita. Hai con gli altri viaggiatori una meta certa, sei nelle mani del Signore (il pilota) e vieni catechizzato su cosa fare e non fare dalle hostes. Ad orari prestabiliti partecipi a momenti ecumenici (i pasti) e vieni invitato ad avere fiducia, visto che la meta finale prima o poi arriva. Puoi far eun viaggio corto o un viaggio lungo (puoi avere una vita corta o una vita lunga), puoi viaggiare in economy o in business (puoi essere povero o ricco), puoi essere a poppa o prua (ovvero magari sei nato in Europa o in Africa) ma quando arrivi alla fine del viaggio ti tocca scendere (sei morto). Se l’aero cade, tutti diranno che un tragico destino ha posto fine al volo e alla tua vita. Puo´anche capitare che nel mezzo di tutto cio´uno si chieda il senso della cosa, ma guardare un film spagnolo sottotitolato in olandese come sto facendo io non aiuta. Ho bevuto vino cinese, ho un vicino che russa e un frontista che sembra essere l’anello mancante tra noi e Neandertal, ma non per questo ho deciso di non pormi domande: perche´proprio a me? La stessa domanda che ogni mattina mi frulla in testa in via Brennero…